isabellaquintana on Pixabay

Figlia di una prostituta

Nel posto dove sono cresciuta mi dicevano che se qualcuno mi avesse toccata o provato a comportarsi male con me, sarebbe stata colpa mia, perché ero io che gli permettevo di farlo.
India, Southern Asia

Story by Taniya Yadav. Translated by Stefania Ledda
Published on May 17, 2021.

This story is also available in GB es



Attenzione: questa storia contiene episodi di violenza di genere, violenza sessuale e comportamenti suicidari che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni lettori.

 

Il mio nome è Taniya, ho 24 anni e sono nata a Calcutta, nel Bengala Occidentale dell’India. Mia madre proveniva da una famiglia molto povera. Aveva dieci fratelli - tre maschi e sette femmine. Mio nonno era un pandit[1] e non guadagnava abbastanza per mandare avanti la casa. Per lui era davvero difficile dare un’istruzione a tutti i suoi figli, che più tardi obbligò a fare lavori umili come l’assistenza domestica.

Mia madre fu venduta in una pila house[2] a Kamathipura, il quartiere a luci rosse di Mumbai, quando aveva nove anni. Si sposò con uno dei suoi clienti e rimase incinta di me quando aveva 15 anni circa. Dopo una settimana dalla nascita, mia madre mi lasciò a mia zia e tornò a Mumbai per continuare a lavorare come prostituta.

Da bambina non avevo una vita facile. Ancora ricordo che a volte andavo a dormire senza mai mangiare per 4 o 5 giorni. Bevevo e dormivo. Non avevo mai mangiato 3 pasti al giorno. Gli altri bambini della mia età mi bullizzavano e mi deridevano, dicendo: “Tu non puoi giocare insieme a noi perché tua madre è una prostituta, non vieni a scuola con noi.”

Ero una bambina, e si supponeva che andassi a scuola. Invece, ero una bambina che veniva sfruttata nel mercato poco lontano. Portavo i secchi dell’acqua al pescivendolo e per ogni secchio mi davano in cambio 2 rupie. Non solo, mi toccavano nelle parti intime. Tutto questo continuava a succedere, e avevo sempre paura di dirlo a qualcuno.

Un giorno, all’improvviso, una donna arrivò a Calcutta affermando di essere mia madre e che mi avrebbe portata con sé a Mumbai. Avevo all’incirca 8 anni e io non avevo mai incontrato questa donna prima; non la conoscevo affatto. Avevo paura di andare con lei. Alla fine, dopo che mia zia mi aveva assicurato che lei era davvero mia madre, andai con quella donna a Mumbai.

Il giorno in cui arrivai a Mumbai, mia madre mi presentò a un uomo, il mio patrigno, dicendo che era mio padre. Visto che ero una bambina, le credetti; anche perché non avevo mai incontrato il mio vero padre né visto una sua foto. Scoprii anche di avere due sorelle andate lontano per studiare in collegio. All’età di 9 anni, mia madre e quell’uomo mi mandarono in una casa gestita da una ONG chiamata Asha Sthan.

Ricordo che ogni sera si preparava come se stesse per andare a una festa.

Alcuni anni dopo - credo avessi circa 13 anni e mezzo - mia madre decise di andare a prendere me e le mie sorelle dalle case rifugio. Trovò me e la mia sorella più piccola, Mahek, ma non trovammo più l’altra mia sorella più piccola di me.

Per me era difficile essere tornata a casa dopo così tanto tempo. Era cambiato tutto. Il mio patrigno picchiava mia madre ogni giorno. Non riuscivo a capire perché stesse succedendo e non riuscivo ancora a realizzare che mia madre fosse una prostituta.

Ricordo che ogni sera si preparava come se stesse per andare a una festa: rossetto luminoso, un sari[3] viola splendente, gioielli e capelli lisci. Quando tornava a casa, di solito era ubriaca. Non ho mai avuto il coraggio di chiederle quale tipo di lavoro facesse perché non avevamo un buon rapporto madre-figlia.

Un giorno, mia madre andò via e non tornò più. Chiesi al mio patrigno di portarmi nel posto dove lei lavorava, vicino a una delle stazioni ferroviarie locali di Mumbai. Mi portò nel quartiere a luci rosse e quello fu il giorno in cui scoprii che mia madre faceva la ballerina in un dance bar[4] ed era una prostituta. Ero terribilmente devastata - avevo già guardato film che mi avevano dato un’idea di come le prostitute fossero ed erano sempre viste sotto una cattiva luce. Quella notte, quando trovai mia madre, le chiesi di ritornare a casa, ma lei si rifiutò. Tornai a casa sperando che sarebbe ritornata. Non lo fece.

Sentivo di vivere la vita di mia madre; ero stufa di tutto.

A casa rimanemmo io, mia sorella e il mio patrigno. Lui iniziò a picchiarmi quasi ogni giorno e dopo un po’ quell’abuso si trasformò in stupro. Mi minacciava, dicendo che se mi fossi rifiutata di dormire con lui, avrebbe fatto lo stesso a mia sorella. Allora non avevo molta scelta. Ricordo ancora la prima volta che dormii accanto a lui.

Sentivo di vivere la vita di mia madre; ero stufa di tutto. Volevo rinunciare alla vita, farla finita, ma non volevo nemmeno che a mia sorella sarebbe potuto accadere qualcosa di brutto. Ecco perché andai alla stazione di polizia per tre volte, per denunciare l’abuso e chiedere aiuto. I poliziotti mi mandarono a casa dicendo che era una cosa normale, un affare di famiglia. Una volta mi dissero: “Adesso hai 16 anni e non possiamo raccogliere la tua denuncia fino a quando non avrai 18 anni.” In seguito, chiamarono il mio patrigno, che mi picchiò subito dopo per aver tentato di denunciarlo. Visto che i poliziotti mi voltarono le spalle più volte, tentai il suicidio.

Ma sopravvissi.

Ero indifesa ma non debole. Volevo combattere per mia sorella. A quel tempo, non conoscevo una singola persona a Mumbai. Non sapevo dove andare o a chi chiedere aiuto, e non avevo soldi. Poi un giorno, mi ricordai di un’amica dell’Asha Sthan. Le raccontai che cosa stavo affrontando e mi disse di un’organizzazione con cui lavorava, Kranti, che operava per aiutare i bambini figli di prostitute, dai 12 ai 22 anni, e altre donne sfruttate provenienti da Mumbai, per aiutarle ad avere un’istruzione, riscattarsi da un silenzioso dolore e diventare agenti del cambiamento sociale.

Quella notte, mentre pensavo alla Kranti, dissi a mia sorella Mahek che sarei andata via il giorno dopo, ma le promisi che un giorno sarei tornata per lei. Avevo bisogno di tempo per trovare un posto sicuro per il nostro futuro. Temeva che me ne sarei andata per sempre, e iniziò a piangere. Che cos’altro avrebbe potuto fare? Aveva solo 8 anni.

Credo di essere rinata il giorno in cui arrivai alla Kranti e incontrai Robin.

Il 9 giugno 2013 lasciai casa e non tornai più. Quella è stata la scelta più difficile che ho mai preso. Era davvero difficile lasciare mia sorella con il mio stupratore.

Credo di essere rinata il giorno in cui arrivai alla Kranti e incontrai Robin. Mi portò da un terapista. Al tempo, non sapevo che cosa fosse un terapista. Per la prima volta in 16 anni, mi potevo sedere di fronte a qualcuno e piangere ad alta voce. Ma più di tutto, avevo qualcuno seduto vicino a me che mi diceva che andava tutto bene e che non era colpa mia.

Promisi a me stessa che avrei tirato fuori Mahek entro 1 anno. La salvai e la portai alla Kranti in 8 mesi.

Da quel momento Kranti diventò la mia famiglia e la mia casa, il mio posto felice. Kranti mi ha dato un amore che non avevo mai immaginato, e le attenzioni e la cura che ho sempre desiderato. Mi ha dato la migliore istruzione e soprattutto terapia. Ancora oggi ho bisogno di aiuto perché il trauma del mio passato è ancora lì. Non potrò mai negarlo. La terapia mi aiuta a realizzare che tutto ciò che posso fare è accettare il mio passato e andare avanti con la mia vita.

Nel posto dove sono cresciuta mi dicevano che se qualcuno mi avesse toccata o avesse provato a comportarsi male con me, sarebbe stata colpa mia, perché ero io che gli permettevo di farlo. Persino adesso i miei amici e tutte le persone che mi conoscono continuano a chiedermi: “Perché non l’hai detto a qualcuno?”. Non l’ho mai detto a nessuno perché avevo paura di essere giudicata e di sentirmi dire che era tutta colpa mia.

Voglio continuare a raccontare la mia storia, perché ha il potere di cambiare la vita di qualcuno - e non importa quante persone mi punteranno il dito contro dicendo che era colpa mia. Ognuno di noi combatte una silenziosa battaglia durante il proprio viaggio. Uso questa frase come mantra.

Oggi sono un’istruttrice di Zumba certificata, una terapista di gruppo, un’invitata capace di ispirare e una futura assistente di volo. Ultimamente ho iniziato il mio workshop chiamato “Un po’ di felicità”, lavorando con bambini che vivono in case rifugio per aiutarli a guarire dai loro trauma facendo attività ricreative, come la Zumba. Ho ancora molta strada da fare, ma ciò che più conta per me è andare avanti.


[1] Uno studioso hindu esperto in filosofia e religione sanscrita e hindu, di solito è anche un prete praticante.

[2] Durante l’impero britannico, il quartiere a luci rosse era chiamato ‘playhouse’. Nel corso degli anni, visto che le persone ricorrevano alla fonetica invece che alla parola vera e propria, il termine ‘pila house’ iniziò a diffondersi e divenne quello più comunemente usato.

[3] Il sari è un tradizionale indumento femminile del subcontinente indiano e consiste in una fascia di stoffa larga circa un metro avvolta intorno al corpo dell'indossatrice con metodi che variano a seconda della sua funzione. Lo stile più comune di indossare il sari è lo stile Nivi.

[4] ‘Dance bar’ è un termine usato in India per riferirsi ai bar dove l’intrattenimento per adulti, con danze fatte da donne parzialmente coperte, viene organizzato per i clienti abituali in cambio di denaro.


How does this story make you feel?

Follow us on Social Media

Talk about this Story

Please enable cookies to view the comments powered by Disqus.

Subscribe to our Monthly Newsletter

Stay up to date with new stories on Correspondents of the World by subscribing to our monthly newsletter:

* indicates required

Taniya Yadav

Taniya Yadav

Taniya, 24 years, is a licensed Zumba instructor. She is the daughter of a sex worker and was born and raised in Kamathipura, Mumbai's largest red light area. After facing sexual abuse for years at the hands of her mother's clients, Taniya finally ran away to an NGO called Kranti. At Kranti, she got access to therapy to heal, and opportunities to pursue her dreams.Taniya teaches Zumba to children living in shelter homes to heal from their trauma, like she healed from hers.

Other Stories in Italiano




Show all

Get involved

At Correspondents of the World, we want to contribute to a better understanding of one another in a world that seems to get smaller by the day - but somehow neglects to bring people closer together as well. We think that one of the most frequent reasons for misunderstanding and unnecessarily heated debates is that we don't really understand how each of us is affected differently by global issues.

Our aim is to change that with every personal story we share.

Share Your Story

Community Worldwide

Correspondents of the World is not just this website, but also a great community of people from all over the world. While face-to-face meetings are difficult at the moment, our Facebook Community Group is THE place to be to meet other people invested in Correspondents of the World. We are currently running a series of online-tea talks to get to know each other better.

Join Our Community

EXPLORE TOPIC Gender

Global Issues Through Local Eyes

We are Correspondents of the World, an online platform where people from all over the world share their personal stories in relation to global development. We try to collect stories from people of all ages and genders, people with different social and religious backgrounds and people with all kinds of political opinions in order to get a fuller picture of what is going on behind the big news.

Our Correspondents

At Correspondents of the World we invite everyone to share their own story. This means we don't have professional writers or skilled interviewers. We believe that this approach offers a whole new perspective on topics we normally only read about in the news - if at all.

Share Your Story

Our Editors

We acknowledge that the stories we collect will necessarily be biased. But so is news. Believing in the power of the narrative, our growing team of awesome editors helps correspondents to make sure that their story is strictly about their personal experience - and let that speak for itself.

Become an Editor

Vision

At Correspondents of the World, we want to contribute to a better understanding of one another in a world that seems to get smaller by the day - but somehow neglects to bring people closer together as well. We think that one of the most frequent reasons for misunderstanding and unnecessarily heated debates is that we don't really understand how each of us is affected differently by global issues.

Our aim is to change that with every personal story we share.

View Our Full Vision & Mission Statement

Topics

We believe in quality over quantity. To give ourselves a focus, we started out to collect personal stories that relate to our correspondents' experiences with six different global topics. However, these topics were selected to increase the likelihood that the stories of different correspondents will cover the same issues and therefore illuminate these issues from different perspectives - and not to exclude any stories. If you have a personal story relating to a global issue that's not covered by our topics, please still reach out to us! We definitely have some blind spots and are happy to revise our focus and introduce new topics at any point in time. 

Environment

Discussions about the environment often center on grim, impersonal figures. Among the numbers and warnings, it is easy to forget that all of these statistics actually also affect us - in very different ways. We believe that in order to understand the immensity of environmental topics and global climate change, we need the personal stories of our correspondents.

Gender and Sexuality

Gender is the assumption of a "normal". Unmet expectations of what is normal are a world-wide cause for violence. We hope that the stories of our correspondents will help us to better understand the effects of global developments related to gender and sexuality, and to reveal outdated concepts that have been reinforced for centuries.

Migration

Our correspondents write about migration because it is a deeply personal topic that is often dehumanized. People quickly become foreigners, refugees - a "they". But: we have always been migrating, and we always will. For millions of different reasons. By sharing personal stories about migration, we hope to re-humanize this global topic.

Liberation

We want to support the demand for justice by spotlighting the personal stories of people who seek liberation in all its different forms. Our correspondents share their individual experiences in creating equality. We hope that for some this will be an encouragement to continue their own struggle against inequality and oppression - and for some an encouragement to get involved.

Education

Education is the newest addition to our themes. We believe that education, not only formal but also informal, is one of the core aspects of just and equal society as well as social change. Our correspondents share their experiences and confrontations about educational inequalities, accessibility issues and influence of societal norms and structures. 

Corona Virus

2020 is a year different from others before - not least because of the Corona pandemic. The worldwide spread of a highly contagious virus is something that affects all of us in very different ways. To get a better picture of how the pandemic's plethora of explicit and implicit consequences influences our everyday life, we share lockdown stories from correspondents all over the world.

Growing Fast

Although we started just over a year ago, Correspondents of the World has a quickly growing community of correspondents - and a dedicated team of editors, translators and country managers.

73

Correspondents

86

Stories

41

Countries

216

Translations

Contact

Correspondents of the World is as much a community as an online platform. Please feel free to contact us for whatever reason!

Message Us

Message on WhatsApp

Call Us

Joost: +31 6 30273938